Vecchia energia

Compagni di viaggio

Quando parlo con qualcuno mi piace guardarlo negli occhi, soprattutto se è una donna o se è un uomo che ha il coraggio di dare spazio alla sua energia femminile. Gli occhi delle donne sono la sede di un doppio organo di senso: la vista, si sa, ma anche di un altro di cui non si parla e che io ora azzardo in queste mie righe, l'organo di relazione. Relazione con se stesse e relazione con gli altri. Gli uomini  quando sono in contatto unicamente con la loro energia maschile hanno occhi più respingenti. O forse in loro l'organo relazionale ha una sede diversa. Ma non importa, ora parlarne. Quando qualcuno mi parla di sè lo guardo negli occhi. Anzi, è proprio guardandolo negli occhi che capisco se ha voglia di parlare di sè. O di ascoltare di me. Ho comunicato con molte donne e anche con parecchi uomini, in questi anni e ho imparato a riconoscere nei loro occhi le tracce di una crisi. Della Crisi, quella con la maiuscola, la grande nemica amica della loro esistenza. Quella che le ha trasformate o quella che le sta mutando dall'interno, se non ne sono ancora uscite.Quella che le sta facendo crescere, anche se quando ci sono dentro non lo ammetterebbero mai, che stanno crescendo Perchè ancora non lo sanno. Poi, un giorno, di colpo si svegliano e si ritrovano diverse, trasformate, cresciute. Veramente donne, splendidamente donne. Veramente uomimi, splendidamente uomini. Uomini o donne che importa, veramente e splendidamente esseri umani.

Io stessa ho attraversato questo tunnel e quando ero lì, al buio, nell'umidità della inconsapevolezza e della paura, credevo che fosse la fine. Me la sono conquistata, la mia crisi, vivendola pienamente e, all'inizio, da sola. Prima di capirne il senso e, quindi, di trovare le persone giuste che potessero diventare miei compagni di viaggio, ho vagato solitaria e impaurita. Solo così ho potuto bagnare ogni cellula del mio corpo e della mia anima . Tutta bagnata, non ho potuto fingere che non fosse nulla, non ho potuto mentire a me stessa. Solo allora, posta di fronte alla piena consapevolezza di essere veramente in crisi, ho trovato aiuto, e ne sono uscita. Più forte.

Per anni si vive intrappolati nella vecchia immagine di sè. Si trascinano le informazioni che gli altri, nel tempo, ci hanno dato di noi stessi e si convive con quei dati, convinti di essere quello, e quello soltanto. Una vita di routine, insomma, riguardo alla propria identità, senza grandi libertà di cambiamento. Quello che non collima con la vecchia fotografia, quello che pare reclamare il proprio diritto di esistenza e che, invece, non ci sembra rientrare nella nostra banca dati, viene interpretato come trasgressione e, quindi, rifiutato oppure vissuto non alla luce del sole, con sensi di colpa o di inadeguatezza. Oppure non viene nemmeno preso in considerazione, perchè non ci si accorge di desiderarlo. Così, si vive di ripetizione, guardando le vite degli altri dal buco della serratura e limitandosi ad invidiare quello che non si ha, oppure a criticarlo.

Si può continuare a vivere così, sino alla fine. E si può anche essere felici ugualmente.
Non è necessario cambiare, però in questo modo non si cresce. Si vive una vita soltanto, se non c'è il clic. Se c'è se ne vivono tante, di vite, perchè dopo il primo clic ne segue un secondo, un terzo e poi altri ancora. E, ad ogni nuovo clic, una svolta. In salita, sempre più in alto.
Conosco persone che non hanno visuto nessuna crisi. Altre che, invece, ci sono restate per tutta la vita, nella stessa crisi. Senza riuscire ad elaborarla. E allora non serve a niente. Non è la crisi in sè che fa crescere. E' la sua elaborazione.

Elaborare la propria crisi significa dare spazio e parola ai pensieri che , dentro di noi, sono restati assolutamente muti, magari per lunghi anni. Riconoscere il loro diritto di esistenza, come parte di noi, quella parte che ancoora non abbiamo integrato nella nostra personalità, ma che ci appartiene. E finalmente le nostre zone d'ombra possono diventare cavalli di battaglia.  Per vivere in armonia. Quindi, per Vivere.
 

 
 
 

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© 2010 Susanna Garavaglia - Scrittrice e ricercatrice
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