A voi la parola

            La parola scorre via leggera senza che censure inter­vengano, scivola sulla vita raccogliendo l'eco di qualche emozione. Piero vede il colore del suo respiro, mentre scrive, lo vede giallo, verde, salmone. Si è accorto di avere un respiro color salmone quando ha voglia di amore. E allora è sereno, perchè si ritrova in se stesso. Con un respiro color salmone ha capito di volersi bene, mentre si fa compagnia e si coccola tra le sue stesse braccia.

            E' a te, Piero, che ritorno col pensiero, mentre le mie parole mi accompagnano alle vostre, per dare a voi la parola, a voi che siete sempre sempre numerosi,qui.

            E con Piero anche tu, Carla, parlavi del tuo respiro, un respiro che  si confondeva con quello di tua madre e quello della notte. L'hai catturato mentre scrivevi , con il tuo quaderno tra le ginocchia e la bocca a penzoloni, durante una maratona di Scrittura dell'Anima:" I pensieri hanno le loro emozioni antiche, capaci di riportarci nel grembo materno ad osservare le stelle che hanno più luce perchè non le puoi vedere. Ma le ascolti e quindi le vedi con l'anima. Quando il movimento della madre ti culla, forse non vedi ma sicuramente ti ascolti. Ed incomincia la gioia di vivere"

            Ora parlo con te, Nicky, e ti ringrazio per la luce che hai dato a tutti noi, con la tua gioia divertita e diverten­te, mentre leggevi il tuo pezzo del tagliere: " Sono amico del tagliere e mi suscita sempre tanta compassione, così martoriato e ferito. Lo ammiro, è stoico e impassibile, tu lo ferisci e lui no si  muove ma, sempre fiero, ti porge il suo fianco. Tagliere odoroso, clown trasformista, cambia vestito maculato di verde prezzemolo come la tuta mimetica di un fiero soldato. Grondante del sangue dell'arrosto, trafitto, cosparso di squame, armatura medioevale.."  Ma poi, ricordi, hai cambiato di colpo registro, giocando con le pieghe della tua tenerezza che sfavilla dolce ironia : " Ho voglia di accarezzare piano la vigna che muore.. nuotare nel calice dorato e asciugarmi su una spiaggia di noce, di insabbiarmi in malto bruciato, di tostarmi come tabacco, di contorcermi in danze circolari sul rosso del braciere, di sprigionare aromi e profumi e riempire l'amico tranquillo davanti al camino."

            Anna , facevi fatica in un esercizio di propriocezione che precede un giro di scrittura per preparare la mente e i sensi a lavorare con il gruppo. Seduta a terra, chiudevi gli occhi, inspirando e poi espirando profondamente, fino in fondo. Così, per tre volte e poi focalizzavi l'attenzione sul tuo corpo, osservandoti dall'esterno, guardando ed avvertendo ogni sensazione, il formicolio dei piedi ed il dolore al ginocchio, il sangue che circola sino alla punta delle dita e lo stomaco che borbotta.. Tutto questo eri tu ma era anche altro da te.. lavoravamo sulla disidentificazione, ricordi? Terminato l'esercizio, afferra­vi la tua penna ed incominciavi a scrivere freneticamente, come se volessi fermare l'attimo, afferrare i pensieri prima che se ne andassero lontano. Hai scritto per una decina di minuti, senza curarti degli altri, anche loro immersi in se stessi a scivolare parole sulle loro pagine ed attraverso i cuori. E poi la musica è finita, segno che il tempo per scrivere è scaduto: hai voluto  leggere per prima il tuo pezzo. Durante i gruppi di Scrittura non è un obbligo leggere agli altri i propri pezzi, si può tranquillamente passare, anche per dieci volte di fila, anche sempre. Ma tu avevi voglia di comunicarti agli altri. Eri felice. Felice di vivere: " Ho avuto la sensazione di essere sempre stata dentro di me. Ma mi ero persa. E navigavo dentro ad un fantoccio che mi nascondeva ai miei stessi occhi. Vedevo la luce. Vedo la luce e voglio che esca dai miei occhi. Mi riconosco nei miei occhi . Ho tanta voglia di vivere dentro questa mia luce"

           Ricordo anche i tuoi occhi, Tina. Leggevi senza pause anche tu un pezzo sulla luce. I tuoi occhi bellissimi perforavano l'anima ed entravano dolcemente fino in fondo. Ho visto una scintilla di Dio in quegli occhi. Tu leggevi e ti ascoltavo mentre entravi a capofitto nelle tue parole:" "E' bello lasciarsi andare inseguendo la luce mentre la musica accompagna pensieri vagabondi sulla scia del dove sono non lo so ma qui con me sto bene. A passo felpato altre note di luce si avvicinano e mi portano in dono il ricordo di altri attimi abbaglianti. Io non rammento cosa e quando ma so che c'ero mentre queste note accompagnavano i miei momenti di magia..ed ero felice di esserci". Avevi paura del tuo silenzio ma i tuoi occhi riempivano spazi come una scintilla divina.  Se i tuoi occhi si posano su altri occhi di luce, tendi a chiuderli. Quando scrivi, però, stai benissimo e i tuoi occhi parlano. Gli occhi di Dio.

            Sono arrivata a te, Marco, ricordo le tue parole mentre tenevi con me il corso di Clownerie. Avevamo appena spiegato l'esercizio del Drago, e tutti loro erano lì, in piedi davanti a noi, con la loro bolla tra le mani e in ogni bolla c'era un drago pronto ad uscire . Dovevano comprimerlo tra le pareti elastiche con forza, con tanta forza, mentre la musica dirigeva i loro movimenti. Una lotta con il drago, una bella lotta che, ricordi, come al solito era durata una ventina di minuti. Alla fine, esausti, a terra, erano pronti a lasciare uscire quell'energia di cui si erano riempiti. Ed ecco le tue parole, semplici, belle, che vorrei tutti sentissero e tenessero nei loro cuori: " Divertitevi a guardare la vostra gioia che esce "  Parole semplici come sei semplice e chiaro tu, Marco, mentre spieghi agli altri concetti bellissimi che riportano a tutti la gioia di vivere.

            Il tuo sguardo, Ada, non è rimasto insensibile all'in­vito di Marco. Ci hai guardato negli occhi ancora più profondamente. Hai danzato la tua gioia, quel giorno, ancora più intensamente. E poi mi hai lasciato poche ma vere parole: " Io sono il centro da cui posso osservarmi. Io sono il mio centro"

            Ed Eraldo, mi sei rimasto impresso per la luce che vibrava nei tuoi occhi, una luce che tu stesso hai sentito forte forte in te: "Non si finisce mai di conoscere se stessi. Provo una grande gioia perchè ho sentito una riso­nanza molto forte ed ho conosciuto, per la prima volta a ventitrè anni, i miei occhi"

            Antonella, hai scritto parole sulla gioia al termine della Quarta Parete e me le hai donate con la tua voglia di vivere sempre dentro di te, anche se qualche volta il mondo ti fa indossare qualche maschera. Come succede a tutti, ma tu ne sei consapevole un po' di più : "L'Anima non è troppo vecchia per le emozioni e le emozioni non sono troppo vecchie per l'Anima"

            Quando penso a te, Bruna, non riesco a trovare delle particolari parole di gioia. Tu sei la gioia di vivere. E quando scrivi apri a chi ti ascolta il tuo mondo di emozio­ni, di pensieri, di speranze. "Questa energia la porterò con me sempre". Grazie a te un nostro Laboratorio Creativo è stato ancora più creativo. E più gioioso.         

            Vorrei terminare con un forte abbraccio a te, Sonia, che alla fine del corso di Psicodinamica ci hai regalato delle bellissime parole sulla gioia. Un dialogo tra te e la Luna, ricordi? Uno scambio di luce che si conclude così:

"Ed eccoci al punto,\mia piccola amica,\ne ero sicura\che m'avresti capita..\E' dentro di te\che devi cercare,\or siediti e ascolta\non senti chiamare?\E' quella vocina che\ per quanto sottile\ ti devi sforzare\ ogni dì di seguire..\ Oh, grazie, mia Luna..\adesso ho capito,\ ma guarda che sciocca,\ l'ho sempre sentito..\E' un debole battito\che c'è nel mio cuore\ma è proprio da li'\ che vien fuori l'Amore.."

    A voi tutti, e a tutti gli altri ancora, un pensiero di gioia.

                                                          Susanna

 
 
 

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© 2010 Susanna Garavaglia - Scrittrice e ricercatrice
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